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Alimentazione in gravidanza ed esiti alla nascita: evidenze da due coorti di nati italiane

Uno studio condotto su due coorti italiane, Piccolipiù e MAMI-MED, ha analizzato oltre 4.700 coppie madre–neonato per indagare il ruolo degli schemi alimentari materni, insieme ai fattori socioeconomici, sugli esiti perinatali.

Attraverso analisi statistiche, i ricercatori hanno individuato due principali schemi alimentari: uno “Western”, ricco di cibi processati e zuccherati, più diffuso tra le donne giovani e in condizioni di svantaggio socioeconomico; e uno “Prudent”, basato su alimenti freschi e salutari, più frequente tra le donne con livelli più elevati di istruzione e reddito.

In entrambe le coorti, dopo aver aggiustato per fattori materni e socioeconomici, gli schemi alimentari non risultano associati a esiti avversi come parto pretermine, basso e alto peso per età gestazionale. Alcune associazioni emergono nella sola coorte Piccolipiù, dove una dieta più salutare è associata a un minor rischio di basso peso alla nascita, ma anche a una maggiore probabilità di macrosomia.

In entrambe le coorti, l’indice di massa corporea prima della gravidanza (BMI) e il livello di istruzione materno risultano più strettamente e costantemente associati agli esiti alla nascita rispetto alla sola adesione a specifici pattern alimentari.

Lo studio evidenzia l’importanza di interventi che agiscano sui determinanti sociali della salute, insieme a strategie per promuovere un’alimentazione sana prima e durante la gravidanza.

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