Verde urbano e qualità dell’aria: effetti sulla mortalità a Bari

Uno studio di valutazione dell’impatto sulla salute condotto a Bari ha stimato l’impatto del verde urbano e della qualità dell’aria sulla mortalità, considerando la regola 3-30-300 (3 alberi visibili dalle nostre finestre, 30% di copertura arborea in ogni quartiere e un parco a non più di 300 metri da casa) e le linee guida OMS.
I risultati indicano che il raggiungimento di una copertura arborea del 30% potrebbe evitare circa il 4–5% dei decessi annui, mentre il rispetto simultaneo dei limiti OMS per PM2.5 e NO₂ potrebbe prevenire l’11–13% dei decessi. Nel periodo analizzato, le stime parlano di 423 decessi evitabili in tre anni grazie al verde urbano e fino a 1.159 grazie al miglioramento della qualità dell’aria.
Lo studio evidenzia quindi il ruolo cruciale della pianificazione del verde urbano e delle politiche di riduzione dell’inquinamento nel migliorare la salute pubblica e ridurre la mortalità.
Percezioni e conoscenze sullo stress da calore in ambito occupazionale in Italia

All'interno del progetto Worklimate, il DEP Lazio ha collaborato a uno studio sulla percezione e la conoscenza dei rischi legati allo stress da calore, condotto su un campione di oltre 800 lavoratori italiani.
I risultati mostrano che i lavoratori impiegati all'aperto, in ambienti privi di aria condizionata o in attività manuali presentano una percezione del rischio significativamente più elevata rispetto ad altri gruppi. Tutto il campione aveva una scarsa conoscenza degli effetti sulla salute dell'esposizione al caldo o riportava una limitata consapevolezza e attuazione delle misure di prevenzione durante il periodo estivo. La survey evidenzia inoltre che l’esposizione al caldo è percepita come un fattore in grado di ridurre la produttività.
La discrepanza tra percezione e conoscenza del rischio suggerisce che la consapevolezza soggettiva, in assenza di un'adeguata formazione e di strumenti pratici, non sia sufficiente a ridurre gli effetti dello stress da calore sulla salute e sulla produttività.
Alla luce dei cambiamenti climatici in atto e dell’innalzamento delle temperature, risulta quindi fondamentale promuovere politiche e misure di prevenzione e intensificare la formazione su caldo e salute ai datori di lavoro e ai lavoratori.
La rete CAR-T nel Lazio: governance per innovazione e sostenibilità

La crescente diffusione delle terapie CAR-T richiede un modello di governance territoriale capace di coniugare innovazione scientifica e sostenibilità del servizio sanitario.
In questo contesto, nel Lazio è nata la rete regionale per le terapie CAR-T, di cui il DEP Lazio fa parte. In sinergia con la Regione e un gruppo di clinici esperti, il DEP Lazio contribuisce con la propria esperienza nell’analisi dei dati real-world.
Il suo ruolo è centrale nella stima della popolazione eleggibile — passaggio chiave per una programmazione efficace — e nel monitoraggio dei pazienti trattati, per valutarne accesso, appropriatezza, sicurezza ed efficacia.
La rete rappresenta un elemento strategico per garantire equità di accesso e qualità delle cure nell’ambito delle terapie CAR-T.
Impatto del divieto di amianto su mortalità per mesotelioma ed esposizione in Italia

In Italia, il divieto di amianto introdotto nel 1992 ha posto fine alla produzione, all’uso e all’importazione di questo materiale. Un’analisi dei dati epidemiologici tra il 1993 e il 2021 ha permesso di valutare l’impatto del divieto sulla mortalità e sull’incidenza del mesotelioma.
Lo studio – a cui il DEP Lazio ha preso parte – ha esaminato l’andamento dei casi in relazione ai diversi tipi di esposizione e ai settori economici coinvolti, mettendo in evidenza come siano cambiati nel tempo i modelli di esposizione all’amianto. I ricercatori sottolineano l’importanza di queste evidenze per comprendere i benefici delle politiche di prevenzione e per guidare Paesi che ancora utilizzano amianto.
Nuovo indice globale monitora la sopravvivenza dei piccoli pazienti oncologici

Un’analisi internazionale condotta su oltre 600.000 bambini in 68 paesi ha valutato i progressi nella sopravvivenza a 5 anni per tutti i tumori infantili.
Lo studio, parte del programma CONCORD-4, ha utilizzato dati individuali provenienti da 307 registri di popolazione basati sul cancro, inclusi quelli del Registro Tumori Infantili del Lazio, e ha applicato un nuovo Indice di Sopravvivenza al Cancro (CSI) per confrontare i risultati tra paesi e gruppi di tumori. Il lavoro rappresenta il primo monitoraggio globale completo della sopravvivenza infantile al cancro e fornisce uno strumento utile per valutare l’impatto delle strategie sanitarie e le future politiche della salute globale.
Alimentazione in gravidanza ed esiti alla nascita: evidenze da due coorti di nati italiane

Uno studio condotto su due coorti italiane, Piccolipiù e MAMI-MED, ha analizzato oltre 4.700 coppie madre–neonato per indagare il ruolo degli schemi alimentari materni, insieme ai fattori socioeconomici, sugli esiti perinatali.
Attraverso analisi statistiche, i ricercatori hanno individuato due principali schemi alimentari: uno “Western”, ricco di cibi processati e zuccherati, più diffuso tra le donne giovani e in condizioni di svantaggio socioeconomico; e uno “Prudent”, basato su alimenti freschi e salutari, più frequente tra le donne con livelli più elevati di istruzione e reddito.
In entrambe le coorti, dopo aver aggiustato per fattori materni e socioeconomici, gli schemi alimentari non risultano associati a esiti avversi come parto pretermine, basso e alto peso per età gestazionale. Alcune associazioni emergono nella sola coorte Piccolipiù, dove una dieta più salutare è associata a un minor rischio di basso peso alla nascita, ma anche a una maggiore probabilità di macrosomia.
In entrambe le coorti, l’indice di massa corporea prima della gravidanza (BMI) e il livello di istruzione materno risultano più strettamente e costantemente associati agli esiti alla nascita rispetto alla sola adesione a specifici pattern alimentari.
Lo studio evidenzia l’importanza di interventi che agiscano sui determinanti sociali della salute, insieme a strategie per promuovere un’alimentazione sana prima e durante la gravidanza.
Database sanitari per lo studio del trattamento con ruxolitinib nella mielofibrosi

Il DEP Lazio ha preso parte a uno studio che ha analizzato i dati real-world di 652 pazienti con mielofibrosi a rischio intermedio-alto trattati con ruxolitinib tra il 2014 e il 2017 in Lombardia, Lazio e Toscana, utilizzando anche i dati del Registro Tumori Lazio.
L'analisi dei database sanitari ha permesso di monitorare l'uso del farmaco e gli esiti clinici nel tempo, dimostrando che la sopravvivenza mediana è stata di 48 mesi e che il bisogno di trasfusioni nei primi sei mesi di trattamento è risultato contenuto nella maggior parte dei pazienti.
Lo studio ha inoltre evidenziato che le dosi iniziali di ruxolitinib inferiori a 20 mg ogni 12 ore erano associate ad un aumento della mortalità.
I dati hanno fornito informazioni preziose sull'efficacia, la sicurezza ei costi del trattamento nella pratica clinica italiana, confermando l'utilità dei database sanitari nell'ottimizzazione delle cure per la mielofibrosi.
Esposizione a temperature elevate in gravidanza: uno studio in 4 paesi europei

Uno studio europeo su quasi 5 milioni di nascite in Italia (Regione Lazio), Svezia, Belgio e Grecia evidenzia che l’esposizione a temperature elevate durante la gravidanza può aumentare il rischio di esiti avversi alla nascita. In particolare, un aumento della temperatura nel terzo trimestre è associato a un maggior rischio di parto pretermine, natimortalità e alterazioni della crescita fetale (basso e alto peso alla nascita per età gestazionale). I risultati si confermano stabili anche quando si utilizzano differenti indicatori di esposizione al caldo.
Gli autori sottolineano l’importanza di strategie di prevenzione mirate per proteggere le donne in gravidanza e i loro bambini, considerando il terzo trimestre come una finestra critica di vulnerabilità al caldo.
Collegare i dati per capire la salute sul lavoro: tra rischi occupazionali e opportunità dei database integrati

Due recenti studi (studio longitudinale del Lazio e studio trasversale di Pisa) evidenziano le potenzialità e le sfide nell’integrare dati occupazionali e sanitari attraverso procedure di record linkage.
Nel Lazio, seguendo la popolazione censita nel 2011 e residente fino al 2020, è emerso come alcuni settori lavorativi, dall’edilizia alla nettezza urbana fino ai laboratori fotografici, presentino confermati eccessi di rischio per tumori. Tuttavia, l’analisi dei dati dei sistemi informativi sanitari ha mostrato limiti nella loro capacità di dettagliare l’incidenza e la localizzazione dei tumori, rendendo più efficace l’uso dei dati di mortalità, e in futuro del registro tumori.
Lo studio di Pisa, basato su un campione di lavoratori o ex-lavoratori di settori a rischio respiratorio, ha invece sottolineato l’importanza di includere informazioni sui fattori di rischio individuali per evitare stime fuorvianti e comprendere con maggiore chiarezza il ruolo delle esposizioni occupazionali nella salute respiratoria.
Nel complesso, i risultati confermano come l’integrazione di archivi amministrativi, clinici ed epidemiologici rappresenti una sfida ma anche un’opportunità significativa per approfondire lo stato di salute della popolazione e supportare politiche sanitarie basate sull’evidenza.
Il DEP Lazio nel progetto BENCHISTA Italiano: due nuovi studi sul neuroblastoma pediatrico

Il DEP Lazio ha partecipato come working group a due importanti studi nell’ambito del progetto BENCHISTA Italiano, che mirano a migliorare la raccolta e l’analisi dei dati sui tumori pediatrici in Italia.
Collegare i registri clinici e quelli di popolazione
Lo studio pilota sul neuroblastoma ha mostrato come la collaborazione tra i registri di popolazione e i registri clinici nazionali migliori la completezza dei dati. Collegando i casi del progetto BENCHISTA-Ita con il Registro Italiano Neuroblastoma (RINB), si è aumentata la disponibilità di informazioni fondamentali, come lo stadio alla diagnosi, l’amplificazione di N-Myc e la progressione/recidiva della malattia, garantendo dati più completi e affidabili per la ricerca e la cura dei bambini con neuroblastoma.
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Sopravvivenza dei bambini con neuroblastoma in Italia
Uno studio basato sulla popolazione ha analizzato 319 casi, coprendo circa l’80% dei bambini italiani, usando le linee guida di Toronto per standardizzare la classificazione dello stadio alla diagnosi. I risultati mostrano alte percentuali di sopravvivenza: oltre il 95% per i casi localizzati e MS (una forma metastatica che colpisce i bambini più piccoli e ha generalmente prognosi favorevole), e circa il 78% per le forme metastatiche avanzate. Non sono state osservate differenze significative tra regioni, a dimostrazione dell’efficacia del network clinico nazionale e della centralizzazione dei trattamenti nei centri ad alta esperienza.
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In sintesi: questi studi evidenziano l’importanza di registri completi e integrati, la qualità uniforme delle cure pediatriche in Italia e il valore della collaborazione tra registri clinici e di popolazione per migliorare la ricerca e gli esiti terapeutici.
Nuovo metodo per rendere confrontabili le stime di rischio in epidemiologia ambientale

In epidemiologia ambientale, la presenza di categorie di esposizione definite in modo diverso tra studi rende spesso difficile confrontare i risultati e realizzare metanalisi. Un nuovo approccio consente di trasformare stime di rischio basate su categorie di esposizione in un’unica stima continua per unità di esposizione, facilitando l’armonizzazione e la sintesi quantitativa delle evidenze.
Il metodo si basa sul calcolo dei punti medi delle categorie, sulla conversione delle stime categoriali in coefficienti continui e sulla loro combinazione in una stima unica pesata, con una valutazione esplicita dell’incertezza. Applicato ai dati di Mataloni et al. sull’esposizione a H₂S, ha mostrato risultati robusti e coerenti anche rispetto ad approcci statistici più complessi.
Questa metodologia permette di migliorare la qualità delle metanalisi in epidemiologia ambientale e di rafforzare le basi scientifiche per le valutazioni di impatto sanitario e le decisioni di sanità pubblica.
Il fine vita nei pazienti in dialisi: uno studio di coorte nel Lazio

Uno studio di coorte condotto sui dati del Registro Regionale Dialisi e Trapianto del Lazio, integrati con i flussi dei sistemi sanitari regionali, ha analizzato il percorso di cura dei pazienti in dialisi nella fase finale della vita e i fattori che influenzano l’interruzione del trattamento dialitico.
Su 6.247 pazienti deceduti tra 2009 e 2022, il 16,2% ha sospeso la dialisi almeno sette giorni prima del decesso, e oltre il 40% è morto in ospedale. L’elevato numero di ricoveri nell’ultimo anno di vita è risultato essere il principale fattore associato all’interruzione del trattamento dialitico. Al contrario, una maggiore anzianità dialitica risulta ridurre la probabilità di sospensione. Infine sembra esserci un gradiente nord-sud per provincia di residenza, con una maggiore probabilità di riconoscimento del fine vita nella provincia di Viterbo e una minore probabilità in quella di Frosinone.
Questi risultati suggeriscono un'eccessiva medicalizzazione del fine vita e un rischio di trattamenti inappropriati. L'introduzione di documenti di pianificazione anticipata, un miglioramento della formazione dei nefrologi e la creazione di équipe multidisciplinari con palliativisti potrebbero migliorare la qualità della vita dei pazienti e ottimizzare l'uso delle risorse sanitarie.